Fit o FlopIl Processo
← Archivio/Lo Spogliatoio 01 · 24 ottobre 2026 · 7:17

Lo Spogliatoio

«Non ho tempo»

Marco, che parla con Andrea del blocco

Sulla panca con Andrea
Marco, 47 anni — Agente commerciale, sposato, due figli adolescenti: metà giornata in macchina, metà al telefono.

Di cosa parliamo

Andrea e Marco, agente commerciale sempre tra auto e telefono, parlano del blocco «non ho tempo». Cercano un aggancio concreto nella sua giornata e preparano un esperimento di due settimane con il suo piano B.

Le fonti

Gli unici studi citati da Andrea come base fattuale, recuperati da PubMed.

  1. 1.

    A Game-Based Approach to Lower Blood Pressure? Comparing Acute Hemodynamic Responses to Endurance Exercise and Exergaming: A Randomized Crossover Trial.

    International journal of environmental research and public health, 2022 · Journal Article, Randomized Controlled Trial

    DOI 10.3390/ijerph19031349PMID 35162372

  2. 2.

    Barrier-belief lifestyle counseling in primary care: A randomized controlled trial of efficacy.

    Patient education and counseling, 2018 · Journal Article, Multicenter Study

    DOI 10.1016/j.pec.2018.07.015PMID 30072044

Trascrizione

Apertura — Andrea

Benvenuti nello Spogliatoio. Qui non c'è nessun processo e nessun verdetto: ci si siede sulla panca e si parla di una cosa che vorresti cambiare, ma che resta sempre uguale. Oggi con me c'è Marco.

Apertura — Marco

Ciao Andrea. Mi siedo, ma il telefono resta acceso: se squilla, rispondo. Lavoro così.

Apertura — Andrea

Nessun problema. Dimmi: qual è il blocco?

Apertura — Marco

Semplice: non ho tempo. Faccio l'agente commerciale, giro tra Brescia, Bergamo e Verona. Metà giornata in macchina, metà al telefono. A casa ci sono mia moglie e due ragazzi, sedici e quattordici anni, con scuola, allenamenti e passaggi in auto. Io lo so che dovrei muovermi, non sono contrario. Ma adesso, per me, non è possibile.

Le domande — Andrea

Ti credo. Raccontami ieri, dalla sveglia al letto.

Le domande — Marco

Sveglia alle sei e mezza, caffè in piedi, intanto leggo la posta. Alle sette e quaranta sono in auto. Quattro visite, pranzo veloce in un bar di zona, altre telefonate nel pomeriggio. Rientro alle otto. Cena, ragazzi, lavastoviglie, e alle dieci sono sul divano col telefono in mano.

Le domande — Andrea

Quel tempo sul divano. Quanto dura?

Le domande — Marco

Un'ora, dipende. Guardo le notizie, qualche video, rispondo a un paio di messaggi.

Le domande — Andrea

Stai spendendo quell'ora come vorresti?

Le domande — Marco

Ahia. Direi di no. Però è l'unica ora in cui nessuno mi chiede niente.

Le domande — Andrea

Capito, la teniamo da parte. L'ultima volta che ti sei mosso con regolarità, quando è stata?

Le domande — Marco

Anni fa. Calcetto il giovedì con gli amici. Poi gli orari sono saltati e ho smesso. E per farlo bene serve almeno un'ora, tra spogliatoio e doccia. Un'ora che non ho.

Le domande — Andrea

Quindi fare le cose bene, per te, vuol dire un'ora.

Le domande — Marco

Certo. Se non sudi e non ti fai la doccia, che lo fai a fare?

La resistenza — Andrea

Fermiamoci su questa frase. «Che lo fai a fare.» Da dove viene?

La resistenza — Marco

Dal buonsenso! Dieci minuti cosa vuoi che facciano? Mi alzo, due flessioni, e sono a posto? Dai.

La resistenza — Andrea

Ti racconto uno studio. È una sperimentazione controllata del 2018, uscita sulla rivista Patient Education and Counseling, con adulti dai diciotto ai settant'anni seguiti dal medico di base. A un gruppo hanno proposto un lavoro proprio sulle convinzioni legate agli ostacoli, tipo «non ho tempo». A un altro, un programma standard di gruppo sullo stile di vita.

La resistenza — Marco

E quindi? Li hanno convinti che il tempo c'è?

La resistenza — Andrea

Non hanno regalato tempo a nessuno. Hanno lavorato su come le persone ragionavano sull'ostacolo. Chi ha fatto quel percorso si è mosso di più di chi ha fatto il programma standard, e dopo mesi migliorava ancora l'attività da moderata a intensa. Effetto piccolo, attenzione, ma c'era. E chi non ha fatto nulla è rimasto fermo.

La resistenza — Marco

Quindi il mio «non ho tempo» è solo una convinzione.

La resistenza — Andrea

No. Il tuo tempo è poco davvero. Ti chiedo se dentro ci sia anche un'altra frase: «ci vuole un'ora». Quella l'hai decisa tu.

La resistenza — Marco

Va be', ma se non faccio fatica il fisico non se ne accorge.

La resistenza — Andrea

Senti questa. Studio del 2022, sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health. Ventotto giovani sani, età media venticinque anni, che hanno fatto entrambe le cose, in ordine casuale: una corsa moderata sul tapis roulant, oppure una sessione in un gioco di movimento con esercizi funzionali. Poi hanno misurato la pressione per tre quarti d'ora.

La resistenza — Marco

Un videogioco? Mio figlio ci passa le ore, ma seduto.

La resistenza — Andrea

Qui invece con tutto il corpo. E dopo il gioco la pressione era scesa di più che dopo il tapis roulant. Gli autori scrivono che può essere uno strumento efficiente anche come tempo.

La resistenza — Marco

Ah, quindi compro la console.

La resistenza — Andrea

No. Erano giovani, sani, una sola seduta, e l'effetto è stato misurato subito dopo. Non è una promessa per te. Lo cito solo perché allenarsi non vuol dire per forza tapis roulant e doccia.

La resistenza — Marco

Ok. Magari quel «o un'ora o niente» me lo sono fabbricato da solo.

La resistenza — Andrea

L'hai detto tu. Io ho solo fatto le domande.

L'ostacolo vero — Andrea

Allora cerchiamo l'ostacolo vero. Non il tempo in generale. Cosa ti blocca domani mattina?

L'ostacolo vero — Marco

Che non so mai dove sono. Un giorno Brescia, un giorno Verona. Una palestra fissa è impossibile. E comunque parto dopo l'estate, quando il lavoro si calma.

L'ostacolo vero — Andrea

Il momento perfetto non esiste. Quindi non lo leghiamo né a un posto né a un mese. Cosa c'è di uguale ogni giorno, ovunque tu sia?

L'ostacolo vero — Marco

Il telefono. Ho sempre l'auricolare.

L'ostacolo vero — Andrea

Parlami delle telefonate. Quante le fai da fermo?

L'ostacolo vero — Marco

Quasi tutte. Ne ho una lunga ogni mattina, alle otto e un quarto, prima del primo cliente: ufficio, ordini, consegne. Dieci, quindici minuti. La faccio parcheggiato, con l'auricolare.

L'ostacolo vero — Andrea

Cosa ti impedisce di farla mentre cammini?

L'ostacolo vero — Marco

Niente. Con l'auricolare posso camminare. Intorno ai parcheggi dei clienti c'è sempre un isolato. Certo, in giacca e cravatta.

L'ostacolo vero — Andrea

La soluzione l'hai trovata tu. E dipende solo da te e dal tuo auricolare: è sotto il tuo controllo.

L'esperimento — Andrea

Allora ti propongo un esperimento di due settimane, non un programma. Tre mattine a settimana, la telefonata delle otto e un quarto la fai camminando, a passo svelto. Quanto basta per avere il fiato un po' corto, ma riuscire ancora a parlare. Ci stai?

L'esperimento — Marco

Ci sto. Scarpe comode nel bagagliaio. E la sera?

L'esperimento — Andrea

Dimmelo tu. Quando, la sera, hai dieci minuti che sono già tuoi?

L'esperimento — Marco

Martedì e giovedì cucino io. Aspetto che la pasta scoli, nove minuti buoni, in piedi a guardare l'acqua. Posso fare qualche piegamento sul piano della cucina, sedermi e alzarmi dalla sedia. Quello che mi va.

L'esperimento — Andrea

Non deve essere perfetto. Deve esserci. E se un giorno la telefonata salta, o piove? Decidiamolo adesso.

L'esperimento — Marco

Piano B: la faccio dopo pranzo, prima di ripartire, nel parcheggio del bar. Se piove, scale del cliente, tanto le faccio comunque.

L'esperimento — Andrea

Perfetto. La pausa pranzo più spenta della giornata è diventata il tuo piano B.

Il riepilogo — Andrea

Adesso dimmelo con parole tue.

Il riepilogo — Marco

Per due settimane, tre mattine a settimana: la telefonata delle otto e un quarto la faccio camminando, a passo svelto, con le scarpe comode in macchina. Martedì e giovedì, mentre scola la pasta, piegamenti e sedia. Se salta la mattina, dopo pranzo nel parcheggio del bar. Se piove, scale.

Il riepilogo — Andrea

E dove pensi di inciampare?

Il riepilogo — Marco

Il lunedì, che parte già in ritardo. E poi la vergogna: un commerciale che cammina in tondo parlando da solo, penseranno che sono matto. Senza contare il divano, che a fine giornata mi chiama per nome.

Il riepilogo — Andrea

Lunedì storto: ne fai la metà. La metà vale più di zero. Per la vergogna: uno che cammina e parla con l'auricolare sembra molto occupato, non strano. E il divano: nessuno ti chiede di toglierlo, la sera resta tua.

Il riepilogo — Marco

Va bene. Due settimane. E dopo?

Il riepilogo — Andrea

Dopo torni qui e mi racconti cosa ha funzionato e cosa no. Da lì decidiamo il passo successivo.

Chiusura — Andrea

Se anche tu pensi di non avere tempo, forse hai ragione: il tempo è poco. Ma controlla se dentro quella frase si è infilata una regola che non esiste, tipo «o un'ora o niente». Prova così: cerca una cosa che fai ogni giorno, ovunque tu sia, e attaccaci dieci minuti di movimento. Poi decidi adesso cosa fai quando salta. Le fonti di questa puntata sono sul sito. Io sono Andrea, e questo era lo Spogliatoio.

Trasparenza

Conversazione simulata. Voci sintetiche generate con AI: la voce di Andrea è il clone AI della voce di Andrea Padoan. Marco è un personaggio di finzione; i fatti citati vengono solo dagli studi qui sopra. Non è una seduta né una consulenza.

Contenuto divulgativo: non sostituisce il parere di un medico o di un professionista sanitario.

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